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Indebito assistenziale INPS: quando e perché viene richiesto l’assegno indietro?

scrivania piena di fogli, una calcolatrice, scontrini, un telefonino e 50 euro piegati. Copertina dell'articolo:Indebito assistenziale INPS: quando e perché viene richiesto l'assegno indietro?

In sintesi

Hai ricevuto una lettera dall’INPS che ti chiede di restituire somme già percepite?
Non sei solo.
L’indebito assistenziale è una delle situazioni che più spaventa chi percepisce delle prestazioni economiche da parte dell’INPS, ma non temere!
Spesso è possibile difendersi o ridurre in modo significativo l’importo da rimborsare.

Cos’è l’indebito assistenziale INPS?

L’indebito assistenziale INPS si verifica quando un cittadino ha percepito prestazioni economiche a carattere assistenziale — come l’assegno di inclusione, l‘assegno unico, l’indennità di accompagnamento o altre misure di sostegno al reddito — senza averne diritto, oppure in misura superiore a quanto effettivamente dovuto.
In questi casi l’INPS avvia un procedimento di recupero, mandando alla persona interessata una nota di debito o un avviso di accertamento – solitamente tramite posta o nella casella personale del portale MyINPS – con l’indicazione delle somme da restituire, del periodo di riferimento e delle modalità di pagamento.
L’indebito assistenziale non va confuso con l‘indebito previdenziale, che riguarda invece pensioni e prestazioni contributive: le regole di recupero e i termini di prescrizione possono essere diversi.
Quindi, la distinzione fondamentale è che l’indebito assistenziale riguarda prestazioni non contributive come il Reddito di Cittadinanza, l’assegno unico, assegno di inclusione e l’indennità di accompagnamento; mentre l’indebito previdenziale riguarda pensioni e prestazioni legate ai contributi versati come la pensione di vecchiaia, l’assegno ordinario d’invalidità, la pensione d’inabilità et similia.

Quando scatta la richiesta di restituzione per indebito assistenziale INPS?

L’INPS può richiedere la restituzione delle somme percepite per indebito assistenziale in qualsiasi momento in cui emerga una discrepanza tra quanto erogato e quanto effettivamente dovuto.
I momenti più comuni in cui si attiva il procedimento sono correlati ai controlli incrociati con l’Agenzia delle Entrate oppure le verifiche a seguito di segnalazioni terze date da Comuni, Prefetture o dalla Guardia di Finanza.
Oppure dall’aggiornamento automatico delle banche, dal decesso del beneficiario o dalle variazioni reddituali che però non sono state comunicate tempestivamente all’INPS.
Infine, un motivo valido potrebbe essere legato alla revisione dell’idoneità all’erogazione di un sussidio per invalidità effettuata attraverso la commissione medico-legale dell’INPS.
È importante sapere che la richiesta di restituzione non equivale automaticamente a un illecito penale.
Nella grande maggioranza dei casi si tratta di un errore amministrativo — imputabile al cittadino, ma spesso anche all’INPS stessa — che viene gestito in sede civile o amministrativa.

Le cause più frequenti dell’indebito assistenziale INPS

Comprendere l’origine dell’indebito è fondamentale per valutare le possibilità di difesa. Vediamo insieme le cause più comuni.

1. ISEE non veritiero o incompleto

La Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) è la base su cui vengono calcolati i requisiti reddituali e patrimoniali per la maggior parte delle prestazioni assistenziali.
Un ISEE non corretto — anche per errore del CAF o per mancata comunicazione di variazioni — può dar luogo a un indebito assistenziale INPS anche rilevante. La Corte di Cassazione ha più volte stabilito che l’errore nella compilazione dell’ISEE non esonera il beneficiario dalla restituzione, salvo che l’errore sia esclusivamente imputabile all’ente erogatore.

2. Mancata comunicazione di variazioni reddituali o patrimoniali

Molte prestazioni assistenziali sono condizionate al mantenimento di determinati requisiti economici.
L’obbligo di comunicare all’INPS eventuali variazioni — come l’acquisto di un immobile, una donazione ricevuta, o un nuovo lavoro — spetta al beneficiario.
Il mancato aggiornamento tempestivo è tra le cause più frequenti di recupero.

3. Variazioni dello stato di famiglia

Un matrimonio, una separazione, la nascita di un figlio o il cambio di residenza di un componente del nucleo familiare possono incidere sul calcolo dell’ISEE e, di conseguenza, sull’importo della prestazione spettante.
Se la variazione non viene comunicata, si può generare un indebito retroattivo.
Ovviamente la tempestività è sempre correlata ad una variazione che fa fuoriuscire dai range. Se la nascita di un figlio dovesse abbassare l’ISEE famigliare la possibilità di un illecito e quindi dell’indebito assistenziale INPS diminuisce fino a sfiorare lo zero.

4. Revoca della certificazione di invalidità

Per prestazioni come l’indennità di accompagnamento o l’assegno mensile di assistenza, la revisione periodica dello status di invalido può comportare la revoca del beneficio con richiesta di restituzione delle somme percepite nel frattempo. In questi casi è particolarmente importante valutare la possibilità di impugnare il verbale di revisione.

5. Doppia erogazione o errore dell’INPS

Non è raro che l’INPS eroghi la stessa prestazione due volte, oppure continui a pagare dopo la cessazione del diritto per un ritardo nei propri sistemi informativi.
In questi casi, sebbene il cittadino non abbia alcuna colpa, l’ente ha comunque diritto al recupero, ma vi sono maggiori margini per ottenere rateizzazioni agevolate o condoni parziali.
Si ricorca che la ricezione della notifica di indebito assistenziale non significa automaticamente che l’importo richiesto sia corretto o definitivo.
L‘INPS può commettere errori nel calcolo del periodo di riferimento, nell’individuazione delle somme già decurtate o nell’applicazione dei criteri di rivalutazione.
È sempre consigliabile verificare il conteggio prima di procedere al pagamento.

Come viene calcolato l’importo dell’indebito assistenziale INPS?

L’INPS calcola l‘indebito assistenziale sommando le prestazioni erogate nel periodo in cui il diritto era assente o inferiore, al netto di eventuali trattenute già effettuate.
In alcuni casi vengono applicati interessi legali o rivalutazione monetaria, ma questo dipende dalla natura della prestazione e dalla normativa di riferimento.
Per le prestazioni assistenziali la regola generale è che non si applicano interessi moratori se il debitore non è in malafede accertata.
Tuttavia, in presenza di false dichiarazioni dolose, l’INPS può richiedere anche sanzioni amministrative aggiuntive, e in casi gravi può scattare il reato di truffa ai danni dello Stato ex art. 640-bis c.p.

Termini di prescrizione: entro quando può agire l’INPS per un indebito assistenziale?

Una delle questioni più rilevanti nella gestione dell’indebito assistenziale riguarda i termini di prescrizione.
La giurisprudenza prevalente e la normativa vigente distinguono tra la prescrizione ordinaria pari a 10 anni e la prescrizione breve che corrisponde a 5 anni.
La prescrizione ordinaria si applica quando l’indebito assistenziale deriva da un comportamento doloso del beneficiario, ad esempio se quest’ultimo fa false dichiarazioni o omette intenzionalmente dei dati.
La prescrizione breve, invece, si applica solitamente per l’indebito assistenziale non doloso.
Da notar bene che la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto formale di recupero da parte dell’INPS, sono valide note di debito, diffide, atti di accertamento etc…
È quindi fondamentale verificare la data del primo atto interruttivo e confrontarla con il periodo contestato: se alcune annualità sono prescritte, non è dovuta la restituzione per quel periodo.

Come opporsi all’indebito assistenziale o richiedere la rateizzazione?

Partendo dal presupposto che se l’indebito è causato esclusivamente da un errore dell’INPS, o il beneficiario si trova in stato di bisogno, è possibile richiedere la remissione totale o parziale del debito, come disciplinato da circolari INPS, di fronte a una richiesta di restituzione, il cittadino ha diverse opzioni a disposizione, che non si escludono necessariamente tra loro e che andrebbero valutate con un team di avvocati esperti come quello di RisarcimentieRimborsi.

Ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS

Entro 90 giorni dalla notifica dell’atto, è possibile presentare ricorso al Comitato Provinciale INPS competente.
Il ricorso sospende temporaneamente il recupero e consente all’ente di riesaminare la propria decisione.
È la via più rapida e meno costosa, ma ha tassi di accoglimento variabili.

Ricorso giudiziario al Tribunale del Lavoro

In alternativa o successivamente al ricorso amministrativo, è possibile rivolgersi al Tribunale del Lavoro nella sezione previdenza.
Il giudice del lavoro ha piena cognizione sulla legittimità dell’indebito, sull’importo richiesto e sull’eventuale prescrizione.
I tempi sono più lunghi, ma le possibilità di successo — specie in caso di vizi procedurali o errori di calcolo — possono essere significative.

Rateizzazione del debito

Se l’importo è corretto ma il pagamento in un’unica soluzione è insostenibile, l’INPS consente la rateizzazione fino a 60 rate mensili (in alcuni casi estendibile). La domanda di rateizzazione va presentata tramite patronato o direttamente via PIN/SPID sul portale INPS, dimostrando le proprie condizioni economiche.

 

Domande frequenti sull’indebito assistenziale INPS

Se l’INPS mi ha pagato per errore, devo comunque restituire?

In linea generale sì, anche se l’errore è esclusivamente dell’INPS.
Tuttavia, in questi casi è più facile ottenere una rateizzazione agevolata o, in presenza di situazioni di bisogno documentate, un’esenzione parziale.
È sempre opportuno farsi assistere da un patronato o da un legale specializzato.

L’indebito viene recuperato dalla pensione o da altri assegni?

Sì. L’INPS può procedere a trattenute dirette sulle prestazioni in corso di pagamento (fino al quinto dell’importo mensile), oppure emettere cartella esattoriale tramite l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
È importante non ignorare gli atti notificati per evitare che il debito venga aggravato da spese esecutive.

Posso impugnare l’indebito se la colpa è del CAF che ha compilato l’ISEE?

L’errore del CAF non esonera automaticamente dalla restituzione verso l’INPS. Tuttavia, se è dimostrabile che il CAF ha agito in modo negligente o scorretto, il cittadino può rivalersi sul CAF stesso per il danno subito.
Conviene raccogliere tutta la documentazione relativa alla dichiarazione e consultare un legale.

Quanto tempo ho per contestare la richiesta dell’INPS?

Il termine per il ricorso amministrativo al Comitato Provinciale è di 90 giorni dalla notifica.
Per il ricorso giudiziario, i termini variano ma in genere si ha un anno dalla notifica del provvedimento definitivo.
Agire tempestivamente è sempre consigliabile per non perdere strumenti di tutela.

L’indebito assistenziale viene segnalato alla CRIF o alle banche?

No, l’indebito INPS non viene comunicato alle centrali rischi private come la CRIF.
Può tuttavia emergere in sede di istruttoria di mutui o finanziamenti se l’INPS ha avviato procedure esecutive sfociate in pignoramento del conto corrente o della pensione.

Conclusione

Oggi abbiamo visto insieme che cos’è l’indebito assistenziale INPS e come fare ricorso.
Ma se siete ancora in dubbio sappiate che noi di Risarcimenti e Rimborsi siamo specializzati in pratiche di ricorso per indebito inps, richieste per invalidità civile e molto altro inerente la sfera previdenziale del disabile e ci occuperemo di qualsiasi pratica di cui abbiate bisogno voi o il vostro caro.
Niente più code interminabili ai Caf o ai Patronati per poi essere congedati (a volte anche malamente).
Mai più problemi nell’accedere al sito Inps, problemi con lo SPID o con le beghe burocratiche e con le conseguenti problematiche nella compilazione errata della richiesta.
Ci occuperemo di tutto noi. E il consulto per accertarsi dell’idoneità della pratica è facilissimo! Se volete la certezza di essere seguiti da esperti del settore che non vi chiederanno di pagare cifre sibilline senza una consulenza conoscitiva, contattaci!

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